Tool, com’è andata la presentazione del nuovo album al Burning Man?

Da Rolling Stone.

L’artista che ha realizzato l’artwork di ‘Fear Inoculum’ ha presentato il nuovo lavoro di Maynard James Keenan al pubblico del festival, isolato in mezzo al deserto del Nevada per oltre una settimana

Durante il Burning Man, il creatore degli artwork dei Tool, Alex Grey, ha fatto ascoltare il nuovo album della band al pubblico del festival da un carro a forma di gigantesco drago. Fear Inoculum, infatti, è uscito il 30 agosto, per cui ci ha pensato l’artista – già al lavoro con Maynard Keenan e soci per 10,000 Days e Lateralus – a consolare tutti i fan del prog-metal presenti al Burning Man, che si tiene dal 25 al 3 settembre in mezzo al deserto del Nevada.

Grey, vestito con un perizoma e ali da angelo, ha organizzato un vero e proprio listening party, annunciando Fear Inoculum come uno dei lavori migliori mai prodotti dalla band californiana: «Sono così grato di essere nel posto più libero della terra per celebrare il ritorno di una delle più grandi band del mondo», ha detto l’artista. «Questo è uno dei miei album preferiti dei Tool e l’ho ascoltato ancora poche volte, spero vi piaccia».

«Questo è il trampolino di lancio perfetto per condividere l’amore che è così forte tra i membri della band», ha aggiunto Grey, «Mi sento così benedetto e grato … grazie ai Tool e a tutti i loro fan». Il pubblico si è poi scatenato, ballando sulle tracce di Fear Inocolum come se fosse un vero e proprio concerto della band.

TOOL: Maynard James Keenan, “‘Il nuovo album era già stupendo 8 anni fa”

Da Metalitalia.com.

Il cantante dei TOOL, Maynard James Keenan, ha dichiarato quanto segue a BBC Radio 1 circa il perchè il nuovo album “Fear Inoculum” è uscito ben 13 anni dopo il precedente “10.000 Days”:

“La paura di pubblicare qualcosa di non all’altezza del successo che hai, può essere un pericoloso blocco. La paranoia di non aver fatto il miglior lavoro che puoi fare, ti porta a riconsiderare ogni singolo passo che fai, anche se l’album è probabilmente già abbastanza buono. Non dovrei dire ‘abbastanza buono’… era stupendo già otto anni fa. Però, questa spirale psicologica in cui cadi e che ti porta a dubitare di quello che fai, può essere pericolosa e tutto a un tratto ti svegli e ti accorgi che sono passati 13 anni. La cosa difficile da capire, è che probabilmente non sei così importante come credi e dovresti solo tirare dritto”.

I Tool (la band) per chi non li sa

Da Il Post.

Venerdì è uscito Fear Inoculum, il quinto disco dei Tool, una band metal statunitense che non ne pubblicava uno da tredici anni: anche se non siete appassionati del genere, è probabile che abbiate almeno un amico che da stamattina ha il disco in ripetizione nelle cuffie. Perché i Tool sono un gruppo con un seguito fedelissimo, che va ben oltre la nicchia degli appassionati di metal e che aveva costruito una specie di tormentone sul lungo periodo di assenza della band.

I Tool sono originari di Los Angeles, e sono composti da un cantante, un chitarrista, un bassista e un batterista. Cominciarono a suonare insieme nel 1990, dopo che il chitarrista Adam Jones conobbe il cantante Maynard James Keenan tramite amici comuni, e dopo che inclusero il vicino di casa Danny Carey, batterista, aggiungendo poi il bassista Paul D’Amour, sostituito cinque anni dopo da Justin Chancellor. Dopo un paio d’anni passati a suonare nella zona di Los Angeles, nel 1992 pubblicarono l’EP Opiate, che fu seguito l’anno successivo dal primo disco, Undertow.

Fu lì che i Tool diventarono i Tool. Nel 1993 gli Stati Uniti arrivavano da un decennio di band di hard rock patinate e tamarre, appariscenti e ormai musicalmente logore, che da anni proponevano variazioni della stessa formula, con più o meno originalità. Gli anni Ottanta erano stati gli anni dei Kiss, dei Van Halen, degli Aerosmith e dei Guns N’ Roses, tutti gruppi popolarissimi e che godevano ancora di un gran successo, ma la cui offerta musicale non era più percepita come fresca da tempo. Fu proprio in reazione all’hard rock e all’heavy metal di quegli anni, e a tutto quello che erano diventati, che nel nord ovest degli Stati Uniti nacque il grunge, grazie a band come i Mudhoney, i Pearl Jam e i Nirvana.

I Tool non nacquero come band grunge, e fin da subito furono difficilmente etichettabili in un genere, una caratteristica che li accompagnò per tutta la carriera. Ricordavano un po’ i Jane’s Addiction, un’altra storica band rock di Los Angeles nata pochi anni prima, ma erano parecchio più arrabbiati e soprattutto si distinsero da subito per una notevole sofisticatezza musicale. La principale caratteristica dei Tool, quella che ancora oggi è la prima con cui vengono descritti, è infatti il grande virtuosismo strumentale dei singoli componenti.

Le prime canzoni dei Tool avevano dei tratti grezzi e sporchi come quelle grunge, ma erano anche costruite su ritmi velocissimi e complessi, e contenevano fraseggi raffinati di basso e chitarra. Molte loro canzoni erano (e sono tuttora) costruite su tempi dispari, un tipo di costruzione ritmica poco diffuso nella musica occidentale che sposta gli accenti a cui siamo normalmente abituati, disorientando l’ascoltatore e soprattutto rendendo molto difficile la vita ai musicisti. Questi elementi emersero soprattutto nei dischi successivi: Ænima del 1996, Lateralus del 2001 e 10,000 Days del 2006.

https://www.youtube.com/watch?v=_tcW-j7KFgY

In questa ricerca di continui tecnicismi erano simili alle band di progressive rock, la musica cervellotica e intricata nata negli anni Settanta, e ricordavano in particolare i King Crimson. Nel tempo qualcuno ha definito questo genere come alternative metal, progressive metal, power metal, ma i Tool rimasero sempre un po’ a metà tra questi generi, anche perché a differenza di altre band metal di virtuosi, come i Dream Theater, cercarono da subito di subordinare la tecnica alla melodia.

I Tool sono una band complicata da ascoltare: piacciono a un pubblico molto più trasversale rispetto ad altri gruppi che bazzicano lo stesso genere – e infatti i loro dischi sono finiti diverse volte in cima alla classifica di Billboard – ma la loro musica difficilmente piace a chi è maldisposto verso il metal. Insieme alla raffinatezza musicale, fecero molta presa sui fan perché dedicarono molta attenzione all’aspetto visivo dei propri concerti e dei propri – rari – video, in un modo che ha ricordato a molti i Pink Floyd. E soprattutto, riuscirono a costruirsi una specie di alone mistico, disseminando citazioni erudite nei testi e ponendosi come band vagamente intellettuale ed esplicitamente “superiore” rispetto alla musica mainstream, un gruppo “vecchia scuola” di musicisti “duri e puri”.

Questo atteggiamento ha fatto guadagnare alla band un pubblico molto fedele, e contemporaneamente ha attirato le critiche e le prese in giro – sulla band e sui suoi stessi fan – di chi ritiene la loro musica pretenziosa e artificiosa, inutilmente ricercata. Le cose che rendono i Tool speciali per i loro fan sono un po’ le stesse che li rendono sopravvalutati e irritanti per i loro molti detrattori. Per fare un esempio: il numero delle sillabe delle parole della canzone “Lateralus”, dell’omonimo album del 2001, segue avanti e indietro la serie matematica di Fibonacci, la sequenza di numeri in cui ciascuno è la somma dei due precedenti. I testi dei Tool parlano di religione, dello psicanalista Carl Jung, di evoluzionismo e di un sacco di cose colte, e questo ha contribuito ad alimentare il culto della band, che per molti versi ha preso il metal e gli ha dato un nuovo tipo di dignità, sostituendo con i riferimenti eruditi il fantasy e l’horror della sua tradizionale iconografia.

Nei dieci anni in cui si concentrò la loro popolarità, tra il 1996 e il 2006, i Tool vendettero milioni di dischi, diventando una delle più celebrate band metal del mondo. Per questo quando annunciarono di volersi fermare un po’, dopo 10,000 Days, in pochi immaginarono che sarebbero rimasti 13 anni senza pubblicare dischi. In quest’arco di tempo, in cui comunque hanno continuato a esibirsi dal vivo, erano circolate più volte voci sul loro imminente ritorno, puntualmente smentite. Nel frattempo crebbe una grandissima attesa, finché a inizio agosto la band ha annunciato il nuovo album, provocando una reazione che a molti ha ricordato quella per Chinese Democracy, il disco con cui tornarono dopo 15 anni i Guns N’ Roses, nel 2008 (in quel caso però fu un riconosciuto disastro).

https://www.youtube.com/watch?v=R2F_hGwD26g

La band ha quindi pubblicato “Fear Inoculum”, il primo singolo in studio dal 2006, e contemporaneamente ha messo a disposizione la sua musica sui servizi di streaming, dove prima non c’era. Sono immediatamente diventati l’unica band a occupare tutti e dieci i primi posti della classifica di Billboard delle vendite digitali per le canzoni rock, e “Fear Inoculum”, con i suoi 10 minuti e 22 secondi, è diventata la canzone più lunga a entrare nella Hot 100, la classifica più importante della musica americana.

Il nuovo album “Fear Inoculum” anche in edizione limitata deluxe

Il nuovo album dei TOOL intitolato “Fear Inoculum” è in pubblicazione il 30 agosto 2019 su RCA Records.

Il disco sarà disponibile in digitale e in una speciale edizione limitata deluxe che include il CD in una confezione brochure a tre lembi con uno schermo HD da 4″ con riprese video esclusive, un cavo di ricarica USB, un altoparlante da 2 watt, un booklet di 36 pagine e una card per il download. In seguito arriverà anche un’edizione in vinile.

Maynard James Keenan, “Molte persone potrebbero non capire il nuovo album”

In una recente intervista rilasciata a Revolver, il cantante dei TOOL, Maynard James Keenan, ha dichiarato quanto segue circa il nuovo album, “Fear Inoculum“, in uscita il 30 agosto per RCA Records:

“Molte persone potrebbero non capire questo album, perchè serve attenzione per apprezzarlo. Se non hai la pazienza di ascoltarlo attentamente, probabilmente non ti piacerà”.

Il nuovo singolo “Fear Inoculum” segna un record in classifica americana

Il nuovo singolo dei TOOL, “Fear Inolculum“, nonchè titletrack del nuovo album in uscita il 30 agosto, con la sua durata di 10 minuti e 21 secondi è il pezzo più lungo ad essere mai entrato nella top 100 americana.

Il brano, oltre ad aver raggiunto in pochi giorni quasi quattro milioni di ascolti sulla sola piattaforma Spotify, è infatti entrato in posizione 93 nella Billboard Hot 100 singles chart.

Inoltre, la recente immissione sul mercato digitale dell’intero catalogo dei TOOL ha portato l’album “Ænima” del 1996 a rientrare in classifica americana al decimo posto.

La tracklist del nuovo album “Fear Inoculum”

Il nuovo album dei TOOL intitolato “Fear Inoculum” è in pubblicazione il 30 agosto 2019 su RCA Records. La versione in digitale conterrà tre bonustrack.

CD:
01. Fear Inoculum
02. Pneuma
03. Invincible
04. Descending
05. Culling Voices
06. Chocolate Chip Trip
07. 7empest

Digitale:
01. Fear Inoculum
02. Pneuma
03. Litanie contre la Peur
04. Invincible
05. Legion Inoculant
06. Descending
07. Culling Voices
08. Chocolate Chip Trip
09. 7empest
10. Mockingbeat

La prima band a monopolizzare la top 10 dei brani più venduti in digitale negli Stati Uniti

Dopo il singolo di “Fear Inoculum“, il più lungo pezzo ad essere entrato nella top 100 dei singoli negli Stati Uniti, i TOOL segnano un nuovo record in classifica americana. Questa volta la band letteralmente monopolizza le prime 10 posizioni della Billboard’s Rock Digital Song Sales Chart dedicata ai pezzi più scaricati. E’ la prima volta che si verifica un caso simile.

Molti altri brani del gruppo sono presenti nella top 100 che potete visualizzare interamente a questo indirizzo.

E’ l’effetto della recente aggiunta dell’intero catalogo dei TOOL al mercato digitale, con tutti gli album ora disponibili sulle principali piattaforme di download e streaming.