Da Il Fatto Quotidiano.

Volendo dare al termine “sovversivo” una connotazione esclusivamente positiva, nell’accezione meno pericolosa e propagandistica del termine, questo sarebbe il caso dei ToolFear Inoculum ancor prima che un album – il primo dopo 13 anni per la band di Maynard James Keenan – rappresenta infatti un punto di rottura inequivocabile, ponendo nuovamente la musica al centro di ogni cosa e offrendo – come era lecito attendersi, ma tutt’altro che scontato – un’esperienza totale che va ben oltre le singole canzoni che lo compongono.

E solo a scriverne, a poche ore dall’uscita, tremano le mani. Un lavoro che giunge ai giorni nostri quasi senza passare per tutto quello che c’è stato nel mezzo, come attraversando un varco temporale che dagli anni Novanta accarezza i Duemila suonando come nient’altro. I Tool intraprendono un discorso al limite del parossistico, di una violenza smisurata che è però difforme da come li avevamo lasciati col precedente 10,000 Days: ogni cosa, ogni accento è illuminato, grazie sì alla performance offerta dai quattro, ma non meno per il lavoro enorme svolto da Joe Barresi in produzione e Bob Ludwig per quanto concerne il mastering finale dell’album.

L’impressione, da subito, è che Fear Inoculum sia destinato a crescere spaventosamente da un ascolto all’altro, con la title track – nonché singolo (l’unico disponibile prima dell’uscita) – lì presente quasi ad introdurre un discorso ben più ampio. Sì, perché soffermarsi sui singoli brani, estrapolandoli dal contesto più generale di un richiamo continuo, irreprimibile, significherebbe ignorare il discorso che fa da sfondo a queste canzoni: occorre sparigliare il tavolo da ogni definizione di comodo, specie parlando di metal e di prog, poiché non è assolutamente questo il punto.

L’impressione, da subito, è che Fear Inoculum sia destinato a crescere spaventosamente da un ascolto all’altro, con la title track – nonché singolo (l’unico disponibile prima dell’uscita) – lì presente quasi ad introdurre un discorso ben più ampio. Sì, perché soffermarsi sui singoli brani, estrapolandoli dal contesto più generale di un richiamo continuo, irreprimibile, significherebbe ignorare il discorso che fa da sfondo a queste canzoni: occorre sparigliare il tavolo da ogni definizione di comodo, specie parlando di metal e di prog, poiché non è assolutamente questo il punto.

Affrontare questo disco significa decidere, consapevolmente, di calarsi in una realtà distopica per poi uscirne con quel misto di compiacimento e tristezza tipico di chi ha superato l’ultimo miglio. Se un elemento più di altri salta all’attenzione è la totale assenza di qualsivoglia forma canzone: Fear Inoculum parte sussurrando all’orecchio di chi ascolta finendo per tuonare come un flusso di coscienza indomabile. Chitarre come synth, batteria e percussioni a reclamare pulsioni tribali, basso rigoroso quanto maniacale, linee vocali miti e alienanti: un prodotto perfetto per descrivere i tempi moderni, che viviamo rincorrendo il pretesto più vicino per porci domande che quasi mai hanno risposta.

Dopo tanta attesa i Tool segnano il loro ritorno, in barba ad ogni principio di comodo, e lo fanno con un disco meditato quanto passionale, che aggiunge molto a una carriera fin qui invidiabile. A testimonianza ulteriore del fatto che il normale cortocircuito conseguenza dell’alternanza disco/tour rappresenti per artisti e band non una possibilità, ma un impaccio. E la misura di questi 79 minuti (85 nella versione digitale contando i 3 “segue”) non può certo essere data dal tempo trascorso, perché questo disco – così come arriva a noi oggi – è il risultato di un continuo disfacimento che ha assunto forma definitiva solo negli ultimi due anni.

A confronto, la miriade di progetti paralleli – pure ottimi – che vede protagonisti alcuni degli attori qui coinvolti (A Perfect CirclePusciferLegend Of The Seagullmen) impallidisce. Fear Inoculumnon è una lezione di musica, bensì una lezione sulla musica: riguardo come andrebbe suonata e, soprattutto, trattata.

Lo sottintende sia l’investimento (77,30 euro) sia la composizione di questa deluxe edition: i ghirigori in essa contenuti (schermo Hd da 4” con riprese video esclusive, altoparlante da 2 watt, cavo di ricarica Usb, booklet da 32 pagine, card per il download digitale) offrono la scusa ideale per andare ancor più a fondo di un’esperienza che nel migliore dei casi vi porterà via almeno una settimana. Top: Pneuma, “Invincible”, “Descending”, “7empest”.